“Violenti con gli animali, impietosi verso gli uomini”

Una interessante riflessione di Margherita D’Amico sulla distinzione di genere che la morale comune pone tra la sofferenza animale e quella umana: gli atti di violenza più o meno gravi sugli animali vengono considerati secondari, anche se – spesso – è solo l’inizio di un percorso che potrebbe …

via LEGA NAZIONALE PER LA DIFESA DEL CANE:

“Violenti con gli animali, impietosi verso gli uomini”

Una interessante riflessione di Margherita D’Amico sulla distinzione di genere che la morale comune pone tra la sofferenza animale e quella umana: gli atti di violenza più o meno gravi sugli animali vengono considerati secondari, anche se – spesso – è solo l’inizio di un percorso che potrebbe coinvolgere anche altri esseri umani.
Osservare questi fenomeni, capirli e prevenirli porterebbe senza dubbio un miglioramento nelle nostre comunità.

immgine dal sito repubblica.itAnnotava Madame de Stael, nel suo importante saggio Della letteratura considerata nei suoi rapporti con le istituzioni sociali (1800): “Una bella legge inglese proibisce agli uomini costretti per mestiere a versare il sangue degli animali la facoltà di esercitare funzioni giuridiche. In effetti, indipendentemente dalla morale che si fonda sulla ragione, vi è quella dell’istinto naturale, quella di cui le impressioni sono irrazionali e irresistibili. Quando ci si abitua a veder soffrire gli animali, si riesce a vincere la ripugnanza dei sensi per lo spettacolo del dolore e si diventa molto meno accessibili alla pietà, anche verso gli uomini”.
Quasi un secolo più tardi Lev Tolstoj scriveva un saggio introduttivo all’edizione russa (1892) di The Ethics of Diet di Howard Williams, intitolato Il primo gradino. Qui il grande scrittore, sostenendo l’immoralità dell’alimentazione carnea (“perché comportava una azione contraria alla morale – l’assassinio – causato solo da ingordigia e golosità”) scriveva: “Orribile, non solo la sofferenza e la morte di questi animali, ma il fatto che l’uomo, senza alcuna necessità, fa tacere in sé il sentimento di simpatia e compassione verso gli altri esseri viventi e diviene crudele, facendo violenza a se stesso. E quanto è profondo nel cuore umano il divieto di uccidere un altro essere!”

Leggi tutto l’articolo su repubblica.it

14 marzo 2014

Per questa notizia si ringrazia:

LEGA NAZIONALE PER LA DIFESA DEL CANE

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

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