Puglia

Vittoria di Lega Nazionale per la Difesa del Cane e UGDA. – Il Ministero della Salute ha deciso di intervenire con l’ispezione dell’Unità Operativa per la tutela degli animali sul caso dei cani di Andria, deportati in un canile del tranese – L’operazione è scattata dopo un’interrogazione parlamentare sollecitata dalle due …

via LEGA NAZIONALE PER LA DIFESA DEL CANE:

Puglia

Vittoria di Lega Nazionale per la Difesa del Cane e UGDA.
– Il Ministero della Salute ha deciso di intervenire con l’ispezione dell’Unità Operativa per la tutela degli animali sul caso dei cani di Andria, deportati in un canile del tranese

L’operazione è scattata dopo un’interrogazione parlamentare sollecitata dalle due associazioni animaliste. “Auspichiamo che sia soltanto l’inizio di un’offensiva mirata a costringere Regione, Comuni e Asl a ottemperare ai loro doveri istituzionali” dicono LNDC e UGDA.

Con una prima azione sul campo, un’ispezione al canile Dog’s hotel di Trani della sua Unità Operativa per la tutela degli animali, il Ministero della Salute insieme con i NAS (Comando carabinieri per la tutela della salute) ha aperto il fronte di guerra contro le famigerate convenzioni per il ricovero degli sfortunati cani randagi, stilate fra Comuni e strutture private, gestite soltanto in base a motivazioni speculative. Strutture che, unicamente per la “cecità” di alcune Asl veterinarie, vengono classificate come idonee.

 “Canili  – sottolinea Piera Rosati, presidente della Lega Nazionale per la Difesa del Cane – nei quali gli “ospiti” vengono ammassati a caso in gabbie super affollate senza rispettare alcun criterio etologico, caratteriale, sanitario. Canili dove nessuno provvede a curare gli animali dalle patologie da cui sono affetti, dove non si procede alle  sterilizzazioni, dove le adozioni vengono consapevolmente rese impossibili per non perdere la “diaria”. Canili dove nessuno degli obblighi previsti dalla normativa vigente è mai applicato. L’elemento più allarmante è che tutto ciò avviene nella totale indifferenza di Regione, Comuni e Asl che, proprio per legge, sono i responsabili di questi animali e quindi sarebbero tenuti a vigilare sul di loro”.

“Il caso di questo canile  – dichiara Paola Suà, presidente Comitato Ufficio Garante Diritti degli Animali – ha scatenato la reazione di un’infinità di  persone che amano e rispettano gli animali e quella dei volontari che, da tempo, ci hanno contattato chiedendo aiuto e fornendoci documenti sulla situazione in cui versa questa struttura. Ringrazio la Senatrice Paola Taverna, che ha accolto la nostra richiesta, depositando l’importante e dettagliata interrogazione parlamentare per fare chiarezza sull’ennesima vicenda che indigna il mondo animalista. Procederemo con ufficiale richiesta di accesso agli atti di tutti i Comuni convenzionati con il Dog’s Hotel affinché dimostrino di aver effettuato i doverosi controlli di vigilanza sull’osservanza delle leggi e dei regolamenti nazionali e locali a tutela degli animali. Controlli che sono obbligatori  in base al DPR 31/3/ 79”.
Tutto è iniziato quando, dietro incalzante richiesta della LNDC e dell’UGDA  che hanno supportato la loro istanza con una minuziosa documentazione, un gruppo di senatori ha presentato un‘interrogazione riguardante la vicenda dei cani appartenenti al Comune di Andria trasferiti da un canile dello stesso comune, in un’altra struttura, il Dog’s Hotel di Trani. Trasferimento che, in realtà, sarebbe più corretto definire deportazione, deciso basandosi su un unico criterio: quello economico. Una scelta che permette ad Andria un risparmio di una cifra “astronomica”: 5 centesimi al giorno per ogni esemplare alloggiato.

“Un risparmio fittizio – puntualizza Piera Rosati – Le mega strutture, se inizialmente possono garantire un “prezzo” al ribasso, nel medio e lungo termine sono molto più costose di quelle a misura di cane. Come innumerevoli esperienze insegnano, i gestori di queste inumane prigioni non hanno alcun interesse alla risoluzione del problema “randagismo”, che rappresenta per loro una lauta e inesauribile fonte di guadagno. Inoltre, è importante rilevare che, tra i vari argomenti affrontati dall’impeccabile ed esaustiva interrogazione parlamentare, spiccano alcuni passaggi salienti – conclude Rosati -  che vanno ben oltre il caso specifico dei cani di Andria e che toccano nel vivo un vergognoso problema diffuso in tutta la Puglia”.

“UGDA – afferma Paola Suà – si interroga anche in merito alla piaga del randagismo e a tutta la catena di enti, ovvero Regioni, Ministri e funzionari ministeriali, una filiera pagata con denaro pubblico perché si assuma la responsabilità del controllo e della corretta applicazione delle leggi. Infatti in Italia, specialmente nelle regioni del sud, è “regola” quasi generale che nulla funzioni in ambito di tutela e controllo degli animali vaganti. Investimenti di milioni di euro, tutti soldi pubblici, che non si capisce in che modo vengano utilizzati considerato che randagismo e maltrattamenti sono in crescita esponenziale, e i randagi sono le vittime del randagismo non la causa”.
L’interrogazione, tra l’altro, punta l’attenzione su elementi concreti come il fatto che i Comuni convenzionati con il Dog’s hotel  non effettuerebbero i dovuti controlli dello stato di benessere e sussistenza dei cani ospitati a spese dei cittadini contribuenti, contrariamente a quanto disposto dalla normativa vigente che attribuisce, senza possibilità di equivoco, ai Comuni e alle Asl veterinarie la responsabilità delle modalità di gestione dei rifugi, dell’anagrafe canina e dei canili sanitari . Ma non è tutto. Evidenzia anche che, negli ultimi anni, diversi Comuni avrebbero stipulato una convenzione con questo canile privato, il quale appare come la struttura più accreditata della provincia stessa, potendo vantare costantemente posti liberi per ingenti quantità di animali, forte anche di un’autorizzazione sanitaria emessa dalla Asl competente per il territorio, per una capienza concordata di seicento unità.  Ovvero un numero di cani  in netto contrasto con la L.R. 12/95, che prevede come limite massimo il “ricovero ” di duecento esemplari.  L’interrogazione sottolinea, inoltre, che “I cani conferiti da alcuni dei menzionati Comuni sarebbero stati introdotti nella struttura senza la dovuta visita medica e senza essere stati sottoposti a operazioni di sterilizzazione pur essendo, quindi, potenzialmente portatori di qualsiasi tipo di malattia, anche infettiva, e sprovvisti di una cartella clinica”.

“Ci auguriamo che, dopo la concreta presa di posizione del Ministero della Salute -  commentano i presidenti di LNDC e UGDA – in Puglia, come del resto in tante altre regioni, Comuni e Asl inadempienti cambino registro e ottemperino al loro dovere, sancito a chiare lettere dalla legge nazionale 281/91 e che la Regione Puglia ponga fine a situazioni indegne e illegali”.

Ufficio stampa Lega Nazionale Difesa del Cane 02.26116502 – www.legadelcane.org
Ufficio stampa UGDA 3381212512 – www.comitatougda.it

14 novembre 2013

Per questa notizia ringraziamo:

LEGA NAZIONALE PER LA DIFESA DEL CANE

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

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