UN ANGELO DI NOME “ASAKI”

UN ANGELO DI NOME “ASAKI”

http://akitainprogress.com

di Giulia Alberti – curato da Valeria Comentale

Questa è la storia di come un’email ha cambiato la nostra vita. Una di quelle mail che tutti prima o poi ricevono: la foto di un cane in gabbia e vicino solo la scritta: magari ti intenerisci!

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Asaki in gabbia

L’email era indirizzata a mio marito ed arrivava da Emilia (grazie ancora…). Sul link in allegato era descritta la storia di questo cane di 10 anni che da 2 viveva in un box 2X3 in canile. Mio marito capitolò!
Aveva detto no in precedenza al cane: “almeno per ora facciamo tutte quelle attività che non si addicono alla responsabilità di un animale, viaggi, vacanze ecc”; queste erano state le sue intenzioni ma il muso di Asaki dietro le sbarre ebbe la meglio su tutto.
Ci furono i dubbi: sul perchè fosse in canile, se si fosse incattivito in due anni di costrizione, su chi e perché l’avesse prima comprato e poi abbandonato ma tutti i dubbi svanirono al pensiero che quel cane potesse finire fra le mani di qualcuno “vittima” del film Hachiko; l’umiliazione dell’abbandono e la reclusione di due anni erano più che sufficenti senza il bisogno di aggiungere un eventuale Padrone convinto di avere l’ultimo modello di Rintintin… è così che abbiamo deciso di prendercene cura!!!!

Quando è arrivato, era devastato dalle otiti: su un orecchio otite batterica e sull’altro da Malassezia (su questo aveva la cartilagine rotta probabilmente a furia di grattarsi: ecco perchè l’orecchio sinistro è sempre a mezz’aria). Inoltre aveva la dermatite, svariate escoriazioni dovute alla vita in gabbia ed era leggermente sottopeso.

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Asaki appena arrivato

Fin dall’inizio ci accorgemmo che aveva patito la fame “grazie” alla voracità con cui si avventava sul cibo (era evidente che non era abituato a vedere della carne in ciotola) e proprio da questo aspetto iniziammo a lavorare: gradualmente venne spostato il suo pasto a dopo cena e nel frattempo grazie al cibo potevamo fare tutti quei giochi che hanno come obiettivo l’abbassamento del livello di stress nel cane.

Ovvio che, visto il suo passato conosciuto e immaginato quello sconosciuto, siamo stati molto indulgenti con lui in varie occasioni, soprattutto in quelle in cui bisognava essere autoritari.

Asaki fondamentalmente è un bravo cane e sembra riconoscente.

Forse il fatto di vedere poche persone per due anni lo ha reso poco sospettoso verso gli estranei e questo fà di lui un cane sempre scodinzolante (escluso quando fà la guardia!) e che a differenza di altri Akita maschi si fà accarezzare sopra la testa da tutti: la carezza SOPRA la testa in linguaggio canino significa dominanza da parte di chi la fà ed è per questo che cani con carattere forte spostano la testa e guardano storto se chi regala la carezza è un estraneo.

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Asaki

 Asaki è stato parte della famiglia e non nascondo affatto il grande vuoto che ha lasciato in tutti noi!!!! L’idea della lana ci balenava in testa già dal precedente cane, Gandalf, anch’esso un Akita-inu, ma con Asaki e le montagne di pelo che perdeva, l’idea è diventata realtà!!!

asaki 2

Nel prossimo articolo vi racconterò la mia storia con Max , anche lui adottato!!!!

Approfondisci l’argomento consultando l’articolo principale
Fonte:
Argomenti trattati: _ Bau Blog: AKITA: caratteristiche, alimentazione, educazione, allevamento, problemi e tutto ciò che ti serve conoscere dell’Akita
Altre informazioni inerenti UN ANGELO DI NOME “ASAKI”: , akitainprogress, http://akitainprogress.com/feed/, akitainprogress, Silenzioso come la foresta, veloce come un lampo

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